Proposte per competere

di Giulio Ballio

Premessa con alcuni dati

Il sistema universitario italiano è oggi costituto da 58 Atenei statali, 28 Atenei non statali di cui 11 telematici (non sono conteggiate le 9 Scuole Superiori quali Normale, ecc.). Negli Atenei statali è concentrato il 93% della popolazione studentesca negli atenei statali e la maggior parte della produzione di ricerca internazionalmente riconosciuta.
Il sistema statale è fortemente disomogeneo per dimensione (10 Atenei con più di 50.000 studenti, 15 fra 25.000 e 50.000, 24 fra 10.000 e 25.000, 9 con meno di 10.000). Soltanto 22 Atenei sono presenti in qualche rankine internazionali e quindi possono affermare di essere almeno conosciuti all'estero.
Il finanziamento complessivo del sistema universitario italiano è particolarmente basso rispetto alle altre nazioni europee, anche se il suo ammontare è pari a circa 7 miliardi di euro all'anno, è dedicato per più dell'85% a spese di personale (di qui la continua richiesta della CRUI di un suo incremento almeno pari agli aumenti automatici stipendiali), è distribuito su base storica e non secondo modelli di ripartizione riconducibili a una quantificazione del prodotto: la quota di FFO attribuito in base a parametri definibili come vagamente meritocratici (modello, riequilibrio, incentivo per basse spese di personale) è stato in questi ultimi 5 anni mediamente del 1,1% con una punta del 4,2% nel 2005 e un minimo di un 0,6% nel biennio 2006-07. Molto diversa è la produttività degli atenei (da 0,6 a 1,8 il rapporto fra FFO spettante e spese di personale), l'incidenza delle spese di personale sulle entrate statali (da 0,5 a 1,05 di FFO attribuito), il divario tra FFO spettante e FFO effettivamente attribuito (da 0,5 a 1,4).
Allo stato attuale nessun Ateneo può investire in infrastrutture per mantenere la sua attuale competitività (ad esempio i Politecnici di Milano e di Torino ricevono un finanziamento statale per studente pari a 1/8 di Zurigo, prima università tecnica europea nei rankine internazionali con uno score di 80/100 rispetto a MIT). Per attribuire agli Atenei italiani sottofinanziati quanto di diritto sarebbero necessari 400 milioni di euro annui. Gli Atenei sottofinanziati hanno maturato globalmente in questi ultimi 12 anni un "credito", ovviamente virtuale, di circa 3 miliardi di euro. In pochissimi anni anche gli Atenei che oggi cercano di competere a livello internazionale in formazione e ricerca perderanno le loro posizioni per tre ragioni principali (più molte altre secondarie):

  1. Mancanza di governance del sistema da parte del MIUR
  2. Possibilità di reclutamento inadeguate
  3. Carenze finanziarie

Governance di sistema

In tutti i paesi europei, per evitare la omogeneizzazione verso il basso e la conseguente perdita di competitività, si sta concedendo sempre più autonomia gli Atenei che la meritano togliendola a quelli più in difficoltà.
La maggior carenza di governance di sistema da parte del MiUR è stata quella di aver acconsentito alle richieste della CRUI di aggirare il limite imposto dalla legge per le spese di personale assunto (90% FFO ), permettendo la riduzione di tale importo del costo degli scatti automatici degli stipendi. Inoltre il MiUR ha aumentato negli anni il numero di rivoli di distribuzione di risorse finalizzate, limitando di fatto l'autonomia dei singoli Atenei senza poter avere un controllo dei risultati.
Nel caso italiano si potrebbero identificare tre tipologie: Atenei a autonomia completa, Atenei con autonomia limitata, Atenei sotto controllo centrale. Possibili indicatori per riconoscere la tipologia di appartenenza possono essere la produttività, il rapporto spese personale / FFO attribuito, il rapporto indebitamento/ FFO.
L'autonomia totale, accompagnata da un maggior finanziamento statale, potrebbe essere concessa, a fronte di un piano pluriennale rinnovabile, che contempli spese, investimenti, obbiettivi quantizzabili (autofinanziamento, internazionalizzazione di studenti e docenti, valutazione internazionale della propria ricerca, definizione di prerequisiti per l'acquisizione di risorse umane, servizi agli studenti, ecc.).
L'autonomia limitata, analoga a quella attuale, potrebbe essere mantenuta per quegli Atenei che hanno un rapporto fra la spesa complessiva di personale e FFO cui avrebbero diritto non superiore a 0,90. Tali Atenei potrebbero mantenere il finanziamento attuale o, se maggiore, il finanziamento di diritto come da modello di ripartizione.
Sarebbero invece da mettere sotto controllo centrale gli Atenei per i quali l'attuale spesa complessiva del personale è superiore al 90% del FFO a cui avrebbero diritto dal modello di ripartizione o che hanno un tasso di indebitamento eccessivo o che abbiano ridotto il loro patrimonio immobiliare negli ultimi 10 anni, o abbiano contratto debiti non finalizzati a acquisizioni patrimoniali.

Reclutamento

Per un Rettore, acquisire personale a tempo indeterminato è il modo più semplice (e spesso più vantaggioso) per spendere i soldi dello Stato.
A livello internazionale sono tutti stupiti del fatto che in Italia i docenti "with tenure" abbiano doveri risibili (si dovrebbe precisare i doveri, almeno per i nuovi assunti, si dovrebbero incrociare i dati UNICO con le autorizzazioni date dall'Ateneo per i docenti a tempo pieno, le 120 ore della cosiddetta didattica frontale si presta a qualsiasi interpretazione).
Ormai il sistema ha sperimentato tutti le possibili modalità di reclutamento dei docenti tranne il concorso su base locale a vincitore unico o la chiamata diretta in una lista di idonei ben più ampia dei posti disponibili. Non a caso questi due metodi sono i più responsabilizzanti per l'Ateneo e pertanto non bene accetti dal sistema.
La possibilità di offrire posizioni lavorative a tempo determinato è stata recentemente ridotta a livelli inaccettabili (si richiede un concorso a evidenza pubblica anche per una collaborazione a progetto di 3 mesi!). Le collaborazioni con ricercatori provenienti da paesi extra UE è praticamente impossibile. La maggior parte delle Università europee prevedono contratti pluriennali che possono essere disdetti unilateralmente, in qualsiasi momento, con solo tre mesi di preavviso, indipendentemente dalla nazionalità. Ciò a vantaggio dei giovani che possono contribuire alla ricerca e alla didattica dell'Ateneo fino a quando non hanno trovato la occupazione desiderata, spesso favorita dai rapporti che l'Ateneo intrattiene con il mondo produttivo.

Finanziamento

Oggi non è possibile ridurre ad un Ateneo il finanziamento statale rispetto all'anno precedente, pena la sua chiusura e licenziamento delle sue persone.
A parità di finanziamento un Ateneo non può che ridurre i servizi di didattica e di ricerca se non ha garantita almeno la copertura finanziaria degli oneri derivanti dagli incrementi stipendiali e dalla inflazione.
Appare quindi possibile la seguente strategia di intervento:
  • Per gli Atenei sotto controllo centrale imporre limitazioni di turn - over nei prossimi anni
  • Per gli Atenei a Autonomia limitata sono necessari circa 40 milioni all'anno per dare loro il giusto finanziamento
  • Agli Atenei a Autonomia completa dovrebbe essere garantito il giusto finanziamento (circa 300 milioni annui aggiuntivi) oltre che il ricupero, almeno parziale, del sottofinanziamento cumulato negli ultimi 12 anni per consentire un riavvio di investimenti da destinare a infrastrutture e/o rinnovi di attrezzature di ricerca e/o didattica (non a spese di personale). Ciò potrebbe essere fatto tramite mutui a carico dello Stato che ogni anno e per almeno 10 anni innestino nel sistema altri 300 milioni di euro all'anno.

AQUIS - Associazione per la Qualità delle Università Italiane Statali