AQUIS sulla Manovra Finanziaria

di Vincenzo Milanesi

Certamente da condividersi risulta l'impegno che anche il sistema universitario deve assicurare per migliorare i saldi della finanza pubblica ma la cura rischia di ammazzare le già malandate Università.
Drenare addirittura risorse da un sistema universitario sotto finanziato in percentuale sul PIL rispetto a tutti i paesi europei non pare una scelta strategicamente oculata, e non può essere in alcun modo condivisa.

Tuttavia, si ribadisce, è giusto che anche l'Università faccia la sua parte coerentemente con le considerazioni svolte in premessa. In altre parole, occorre trovare un punto di equilibrio.

Tale punto di equilibrio può essere individuato in un intervento sulle università che non fornisca risorse aggiuntive, come pure sarebbe necessario, se non nei termini minimali di cui si dice più avanti, ma neppure riduce in termini reali e in modo consistente quelle oggi disponibili complessivamente per il sistema.

L'intervento sulle Università dovrà puntare ad una riqualificazione della spesa degli atenei, ma non a "fare cassa" per il bilancio dello Stato a spese dei bilanci delle università, tenendo presente che non per tutti gli atenei sono necessari interventi correttivi delle loro politiche di gestione delle risorse. Alcuni di essi hanno infatti già dimostrato, con la qualità del loro bilancio, di aver saputo gestire in modo responsabile facendo buon uso dell'autonomia.

A tal fine, si propone che le riduzioni del FFO previste dal comma 13 del citato articolo 66, siano mantenute nel FFO del sistema universitario e destinate al conseguimento degli obiettivi di cui all'art. 2, comma 429 della legge 244/2007, lettere sub a) "elevare la qualità globale del sistema universitario e il livello di efficienza degli atenei", sub b) "rafforzare i meccanismi di incentivazione per un uso appropriato ed efficace delle risorse, con contenimento dei costi di personale a vantaggio della ricerca e della didattica" e sub c) "accelerare il riequilibrio finanziario tra gli atenei".

Dovrebbero essere escluse dalla ripartizione di tali fondi le Università che, nel quinquennio considerato 2009/2013, non hanno rispettato il vincolo del 90% delle spese fisse per il personale di ruolo sul FFO di cui alla legge 449/1997 ovvero non hanno adottato i programmi triennali di cui alla legge 31 marzo 2005, n. 43 ovvero presentano una consistenza dell'indebitamento incompatibile con il principio generale di contabilità pubblica che stabilisce il rispetto dell'equilibrio finanziario del bilancio (art. 7, Legge 9 maggio 1989, n. 168).

In proposito, risultano particolarmente utili gli interventi suggeriti dalla Commissione Tecnica per la Finanza Pubblica del Ministero dell'Economia e delle Finanze (cosiddetta Commissione Muraro), volti a:

  1. assicurare la stabilità finanziaria degli atenei attraverso la dinamica pluriennale delle entrate e l'adozione sistematica del metodo di programmazione. E' indispensabile assicurare risorse adeguate su un orizzonte di almeno 3/5 anni;
  2. garantire una dinamica certa dell'adeguamento del FFO in base all'aumento dell'inflazione e, almeno parzialmente, anche agli incrementi annui del costo del lavoro del personale universitario, esclusi gli oneri che derivano dalle decisioni delle singole università;
  3. aumentare l'incidenza della contribuzione studentesca sul FFO, con vincolo di destinazione di una quota parte dei maggiori introiti per servizi agli studenti;

E' tuttavia necessario che si affronti in modo nuovo il problema degli aumenti dei costi di personale, per individuare una soluzione nuova a fronte di una dinamica di crescita costante e automatica dei costi di personale. La proposta dovrà essere in linea con la logica dell'autonomia, anche se "vigilata" per evitare derive fortemente autoreferenziali. Bisogna puntare a coniugare risparmio e riqualificazione della spesa, ma anche a superare la generalizzazione indiscriminata a tutti i docenti degli aumenti andando al di là della logica degli automatismi e della mera anzianità come strumenti e criteri per la determinazione degli aumenti stessi.

Per quanto specificatamente attiene alla manovra economica in corso di approvazione, è opportuno che il vincolo di utilizzo delle somme non spese a seguito del blocco del turn over riguardi soltanto la percentuale del 20% sulla massa finanziaria resa disponibile dai pensionamenti e non anche il numero delle unità di personale cessate.

Va peraltro ribadito che il principio cui dovrebbe attenersi qualunque intervento sull'università non potrà che partire da un riconoscimento reale ed effettivo dell'autonomia gestionale assicurata ormai da un quindicennio agli atenei. Gli interventi dovranno cioè evitare di colpire indiscriminatamente atenei che hanno gestito le loro risorse in modi diversi, alcuni responsabilmente e altri meno. Deve quindi essere evitato qualunque "taglio lineare" ed invece dovranno essere messi in atto interventi selettivi per favorire "correzioni di rotta" nella gestione di atenei che ne hanno bisogno. E' quindi necessario utilizzare procedure mirate e selettive per ogni forma di intervento sul sistema universitario.

In anni in cui le dinamiche della finanza pubblica richiedessero sacrifici straordinari, l'abbassamento del limite del 90% ad altra percentuale ritenuta idonea favorirebbe comportamenti virtuosi nella gestione delle università (ovviamente il solo abbassamento del limite non impatta direttamente sui saldi di finanza pubblica ma consentirebbe nel medio periodo di raddrizzare lo stato di salute patologico di tanti bilanci universitari con effetti positivi sul sistema nel complesso). E' comunque necessario che il rapporto tra gli Assegni Fissi per il personale individui come riferimento non più l'FFO, ma il bilancio dell'Ateneo nel suo complesso. In questo caso il rapporto può essere fissato anche ad una percentuale notevolmente inferiore al 90%.

Occorre definitivamene affermare la necessità della effettività della regola e pensare ad altri aspetti disincentivanti (oltre al blocco del turn over) per la sua osservanza, quali:

  • innalzamento dei requisiti minimi per l'attivazione dei corsi di studio (chi sfora il rapporto tra AF e bilancio dell'Ateneo non può attivare corsi, quindi dovrà ridurre l'offerta, qualificarla e riconsiderare i suoi comportamenti sulle politiche del personale),
  • finanziamenti ad hoc per le università virtuose in base alla distanza dal limite del rapporto tra AF e bilancio dell'Ateneo (con risorse adeguate e meccanismi veramente premiali).

AQUIS - Associazione per la Qualità delle Università Italiane Statali